-Per i bimbi uccisi da famiglie che non hanno la fortuna di amare-
Come un camaleontico
mimetico essere ti confondi
nel fitto fogliame della giungla
di città. Com'è che senti
questa forza che ti spinge
ancora ancora e ancora
sempre un po' più in là.
Una corsa una stagione
e poi ancora una ragione,
la fugace fuga in fuga
ma col passo a tartaruga
finirà con tale foga
che ne resterà una ruga.
Ma ti svegli poi al mattino,
ti riguardi nello specchio,
ti ritrovi ancor più vecchio
e ripensi a quel bambino.
Lo lasciasti sul cuscino,
stretto stretto l'hai nel letto
solo ora il tuo intelletto
l'ha capito che era vivo;
era vivo era nato, era tuo
quel bel bambino!
Che mangiava, che beveva
che la notte non dormiva,
che la notte poi piangeva,
e che ancora non soffriva.
Ora dorme, è sempre a letto,
nelle candide lenzuola
d'una madre che dà affetto,
ma che avrebbe fatto a meno
di trovarlo quel mattino
in cui tu non hai più retto...
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